Persepolis a Tunisi

Gabriele Del Grande

Un sogno in bianco e nero. Un letto che vola tra le nuvole, un dio con la faccia di un nonno dalla barba lunga e una bambina arrabbiata che gli grida “Stai zitto! Non voglio più sentirti, vattene!”. A Tunisi era la prima serata dell’otto ottobre quando hanno diffuso il cartone animato Persepolis, doppiato in arabo, sulle frequenze della tv commerciale Nesma. E ancora nessuno immaginava che il famoso film tratto dal romanzo a fumetti di Marjane Satrapi sul regime iraniano, avrebbe provocato un terremoto politico nella Tunisia post rivoluzionaria alla vigilia delle prime elezioni libere dopo la caduta del regime di Zin el Abidine Ben Ali.

Il giorno dopo la proiezione infatti, la sede della tv Nesma è stata assalita da un gruppo di circa duecento persone, guidate da esponenti del movimento politico-religioso dei salafiti. Mentre nelle stesse ore, all’università di Tunisi e Sousse altri gruppi di salafiti protestavano contro il divieto di iscrizione opposto a alcune studentesse che si erano presentate in segreteria con il volto coperto da un velo integrale. Ma la vera prova di forza è arrivata venerdì 14 ottobre.

Dopo la preghiera del mezzogiorno alla moschea Fatih, i salafiti hanno alzato al vento le bandiere nere del loro partito Hizb et-Tahrir, il partito della liberazione. E al grido di “Esh-sha’ab yurid daula islamiya” (il popolo vuole uno stato islamico) hanno preso la testa di un corteo diretto alla sede del governo, nella piazza della qasbah di Tunisi, per chiedere la testa del direttore della tv Nesma, reo di aver diffuso il cartone animato della Satrapi con le immagini di dio ritenute blasfeme. Al corteo, disperso dalla polizia a suon di lacrimogeni e manganellate, hanno partecipato circa quattromila persone. I salafiti in realtà erano soltanto una minoranza. Il resto erano ragazzi e ragazzini prevalentemente delle classi povere, scesi apposta dai quartieri popolari dove la tensione sociale è talmente alta, che ogni volta basta una scintilla a riaccendere la rabbia e la voglia di riscatto.

Paradossalmente quei ragazzi rappresentano esattamente l’opposto dei figli della borghesia e della classe media che invece hanno sfilato due giorni dopo, domenica 16 ottobre, in viale Mohamed Khamis, con il messaggio opposto: touche pas ma liberté. Nessuno tocchi le nostre libertà. Giovani istruiti, sia griffati che alternativi. Che tramite facebook hanno convocato la manifestazione prima ancora che i partiti laici decidessero cosa fare. Tra i volti di Che Guevara, lo scotch sulla bocca e le bandiere tunisine al vento, ho riconosciuto il gruppo degli anarchici che si riunisce ogni sera all’Underground, un locale storico nel centro di Tunisi dove la sera si ritrovano a ubriacarsi artisti e studenti universitari di sinistra. Gli stessi che tre giorni prima avevano organizzato il Peace and Love festival al dipartimento di studi sociali dell’università, con un concerto di band emergenti del rap e del reggae tunisino, che cantavano il gusto per la libertà e la rivoluzione a una platea danzante di centinaia di ragazzi e ragazze.

 

articolo originale:http://fortresseurope.blogspot.com/2011/10/persepolis-tunisi.html