I comunisti arabi e la lotta contro fascismo e nazismo (1935-1945)

Maher Al-Charif

Maher Al-Charif

Maher Al-Charif 

Storico palestinese, ricercatore presso l’Istituto di studi palestinesi (Beirut)

Fin dall’entrata in campo in Europa del fascismo prima e del nazismo poi, i partiti comunisti dei paesi arabi misero in guardia contro l’aspetto aggressivo di queste politiche. Tale presa di posizione li mise contro corrente rispetto ad alcuni settori di un’opinione pubblica che vedeva innanzitutto Italia e Germania come potenziali alleati nella lotta contro l’imperialismo coloniale del Regno Unito e della Francia.

L’atteggiamento dei comunisti arabi di fronte al fascismo e al nazismo non era diverso da quello adottato dell’insieme dei partiti comunisti in tutto il mondo, riuniti, dall’inizio degli anni ’20, nell’Internazionale Comunista (IC).

Il settimo congresso dell’IC ,riunitosi a Mosca il 25 luglio 1935, rappresentò un tornante decisivo nella storia del movimento comunista internazionale.

In presenza dei delegati, fra cui un certo numero di arabi, il dirigente comunista bulgaro Georgi Dimitrov presentò una relazione circostanziata, intitolata “L’offensiva del fascismo e i compiti dell’Internazionale Comunista nella lotta per l’unità della classe operaia di fronte al fascismo” (1). Egli facevo appello affinché tutti i partiti comunisti dei vari paesi agissero per formare un fronte popolare unito antifascista che includesse la grande maggioranza delle masse dei loro paesi.

Il dirigente comunista italiano Palmiro Togliatti (Ercoli), da parte sua, presentò una relazione sulla lotta contro i preparativi di “una nuova guerra mondiale da parte degli imperialisti” (2), in cui denunciava il fascismo come “la forza principale” che fomentava la guerra e sottolineava la necessità di legare la lotta contro la guerra a quella contro il fascismo e i movimenti che si ispiravano ad esso.

SOLIDARIETA’ ALL’ETIOPIA E ALLA SPAGNA REPUBBLICANA

La prima campagna organizzata dai comunisti arabi contro il fascismo e le sue politiche guerrafondaie e colonialiste si proponeva di sostenere la lotta degli etiopi contro l’aggressione italiana. Per iniziativa dei comunisti, in molti paesi arabi si poté assistere alla costituzione di gruppi di solidarietà con il popolo etiope.

etiopia

Verso l’inizio del mese di ottobre 1935 il partito comunista di Palestina pubblicò, con l’assistenza dei partiti comunisti dei paesi arabi e africani e di quello italiano, una dichiarazione in cui si invitava a organizzare una campagna internazionale per fermare l’aggressione fascista contro l’Etiopia.

Vi si poteva leggere:

Noi figli dei popoli oppressi dell’Africa e dei paesi arabi, noi lavoratori italiani… siamo perfettamente coscienti del fatto che, con il nostro sostegno al popolo etiope di fronte all’impresa fascista, avremo affrontato il pericolo imminente di una nuova guerra mondiale che rischia di trascinare il mondo intero, in particolare i nostri paesi, verso una distruzione senza precedenti (3).

La seconda campagna organizzata dai comunisti arabi contro il fascismo e i suoi complotti fu la campagna di solidarietà con i repubblicani spagnoli. Su richiesta dell’IC, alcuni comunisti arabi si unirono alle Brigate Internazionali che si recavano a combattere in Spagna a fianco dei repubblicani spagnoli. Fra di loro si trovavano alcuni membri arabi e ebrei del Partito comunista di Palestina, come Ali Abdel Khaleq Al-Jibaoui, membro del Comitato centrale, ucciso in Spagna, e Najati Sidqi, membro della segretaria del partito, incaricato dalla Direzione dell’IC a partecipare all’organizzazione di campagne informative rivolte a quei marocchini che combattevano nei ranghi degli insorti sotto il comando del generale Francisco Franco.

Nelle Brigate internazionali nelle guerra contro il Franchismo in Spagna combatterono anche comunisti arabi C

Alcuni comunisti arabi combatterono nelle Brigate Internazionali in Spagna durante la guerra civile Foto tratta da Agence ITAR-TASS Toledo, 1936

Nel 1936 il partito comunista palestinese consacrò diverse pagine del suo periodico clandestino Al-Jabha Al-Chabiyya” per portare a conoscenza dell’opinione pubblica palestinese la verità sulla guerra civile spagnola e sulla natura delle forze in campo. Nel numero 17 del 25 settembre 1936, apparso con il titolo” La guerra civile in Spagna: una guerra della reazione fascista contro la libertà e la democrazia”, il giornale scrive:

L’attenzione del popolo arabo si rivolge, dopo la nostra cara Palestina, a questa guerra civile senza pietà che si svolge in Spagna da oltre due mesi”. Dopo aver illustrato le premesse di questa guerra, l’autore prosegue: “Il movimento del generale Franco consiste in una guerra fascista contro la libertà e la democrazia. Questo movimento non è ostile soltanto al popolo spagnolo; esso dirige il suo attacco anche contro il popolo arabo, in particolare contro gli arabi del Marocco che stanno scoprendo il grave errore che hanno commesso dando aiuto ai fascisti spagnoli. (4)

Questo stesso organo del partito aveva sottolineato, in un altro articolo pubblicato nel numero 12 del 21 agosto 1936, come i capi del movimento fascista in Spagna si erano ribellati e avevano combattuto il governo popolare “dopo aver ricevuto l’ordine, l’approvazione e l’assistenza materiale dei fascisti italiani e hitleriani (pag. 3)

ORGANIZZAZIONI E MOVIMENTI ANTIFASCISTI

Dal 1937 cominciarono a formarsi dei movimenti e delle organizzazioni in opposizione al fascismo e al nazismo. Nel maggio di quell’anno un gruppo di intellettuali comunisti e democratici fonderà in Libano e in Siria La Lega per la lotta contro il fascismo. Questa organizzazione tenne a Beirut il 6 e il 7 maggio 1939 il primo congresso siro-libanese per la lotta contro il fascismo, al quale parteciparono più di duecento delegati provenienti dalla Siria e dal Libano in rappresentanza di 32 organizzazioni, senza contare le decine di deputati che si presentarono a titolo personale o che indirizzarono messaggi di approvazione e di sostegno morale al congresso.

In Iraq il partito comunista portò avanti una campagna per il riavvicinamento e l’unificazione dell’insieme delle forze nazionali che si opponevano al fascismo. A seguito di una sua iniziativa si costituirà una Associazione femminista di lotta contro il contro il fascismo e il nazismo. L’organo centrale del partito Al-Qaida (la Base n.d.t) aveva come slogan “Unitevi contro il fascismo, per il pane e le libertà democratiche, all’interno di un fronte nazionale unitario”.

In Egitto il fervore dei fascisti provocò una recrudescenza di zelo nel campo dei comunisti e dei democratici, oppositori al fascismo e all’antisemitismo si raggrupparono in diverse organizzazioni e associazioni. Nel 1933, con l’ascesa al potere di Hitler, venne creato il Comitato di lotta contro l’antisemitismo per intraprendere delle campagne contro il nazismo e organizzare il boicottaggio dei prodotti tedeschi. Questo stesso comitato incitava gli ebrei a impegnarsi nella lotta contro il fascismo nei loro rispettivi paesi, invece di emigrare in Palestina. Nel 1934 fu fondata La Lega dei partigiani per la pace che lanciò molte campagne per condannare l’aggressione italiana in Etiopia e per sostenere la lotta repubblicana in Spagna.

DENUNCIARE LA PROPAGANDA ITALIANA E TEDESCA

I comunisti arabi si dedicarono senza indugi a denunciare la propaganda diffusa dai fascisti italiani e dai nazisti tedeschi nei paesi arabi. Tale propaganda veniva accolta con favore in alcuni settori dell’opinione pubblica, in particolare nelle fila dei giovani.

Lo scrittore comunista libanese Raif Khoury attaccava le idee che seducevano le nuove generazioni e le rendeva permeabili al fascismo. In un articolo pubblicato dalla rivista  Al-Taliʻa, egli rifiutò l’idea che il fascismo si proponesse di liberare gli arabi dal giogo della colonizzazione britannica e francese. Egli sosteneva che il fascismo “credeva fermamente nella colonizzazione e si preparava alla conquista” (4).

In un discorso pronunciato a Beirut nel maggio del 1939, davanti ai delegati del primo congresso siro-libanese per la lotta al fascismo, il segretario generale del partito comunista siro-libanese Khaled Bagdache affermava che l’obiettivo principale di Hitler e di Benito Mussolini era “di occupare alcune colonie in Asia e in Africa”. I loro sforzi, tendenti a consolidare il loro dominio nel cuore dell’Europa e nei paesi del bacino mediterraneo, altro non erano “che un preambolo strategicamente necessario alla realizzazione del loro sogno di spartirsi le regioni d’Oriente, in primo luogo il Vicino Oriente arabo”.

In risposta a quegli arabi che chiedevano di adottare una politica di neutralità nel conflitto che opponeva i “paesi democratici” a quelli “fascisti” in Europa, Bagdache sosteneva che

i partigiani della neutralità ignoravano il fatto che, in caso di vittoria dell’Italia e della Germania nella guerra i giovani Stati arabi, da Bagdad a Ryad, passando per il Cairo, essi avrebbero perduto la loro nascente autonomia e sarebbero diventati, come Libia ed Etiopia, delle province italiane e tedesche…Quanto ai giovani movimenti di liberazione nazionali siriani e palestinesi, essi sarebbero stati annegati nel sangue, colpiti dalla scure dei torturatori di Roma e Berlino”(5).

Il Partito comunista siro-libanese aveva dedicato una buona parte dei dibattiti durante il suo 4° congresso a rispondere alla propaganda fascista che veniva diffusa nei paesi arabi.

Nella relazione conclusiva di questo congresso (6), venne lanciato un appello ai cittadini siriani e libanesi invitandoli a respingere le menzogne degli agenti nazisti che sostenevano che “la vittoria avrebbe coronato gli sforzi di Hitler che preparava la rivincita, in nome degli arabi, contro il colonialismo straniero e i suoi agenti”. Essi avrebbero dovuto sapere che, in realtà, la dottrina hitleriana era“la forma di colonialismo più atroce di tutta la storia”.

In Iraq il partito comunista mise in guardia gli ufficiali nazionalisti, autori di un colpo di stato nel 1941, contro la loro politica che avrebbe potuto sfociare in una intesa con la Germania nazista in virtù del principio universale che vorrebbe che “il nemico del mio nemico è mio amico”. In una lettera datata 17 maggio 1941 e indirizzata a Rachid Ali Keylani, capo degli ufficiali ribelli, Youssouf Salman (nome di battaglia: Fahd), segretario generale del partito Comunista, asseriva che gli eserciti dell’Asse non erano meno propensi all’imperialismo rispetto al Regno Unito e che, di conseguenza, “contare sull’aiuto di uno Stato imperialista, qualunque esso sia, non significa altro che consegnare il movimento nazionale nelle mani di un altro imperialismo” (7).

In Palestina, il comitato centrale del partito Comunista dovette riconoscere, nel 1939, che alcuni dirigenti del movimento nazionale arabo-palestinese “avevano facilitato l’introduzione della propaganda fascista non solo in Palestina ma in tutta la regione del Medio oriente, diffondendo in questo modo l’idea che i fascisti avrebbero aiutato gli arabi nella loro lotta per l’indipendenza” (8).

La Tunisia assistette all’entrata nel paese delle forze tedesche nel novembre del 1940. Come risposta all’atteggiamento di un grande numero dei militanti del partito Destour che avevano scelto di cooperare con i tedeschi, il partito comunista tunisino chiese alla popolazione di “affrontare, costi quello che costi, l’occupante hitleriano e di unirsi nella lotta per la democrazia e la pace” (9).

SALVAGUARDARE “L’UNICO STATO SOCIALISTA”

A seguito della firma da parte delle democrazie occidentali del trattato di Monaco con la Germania, fine settembre 1938, il potere sovietico, temendo di vedere le truppe tedesche invadere il proprio territorio, darà il suo beneplacito all’accordo del 23 agosto 1939 per un trattato di non aggressione con la Germania nazista. Nonostante l’imbarazzo che tale improvvisa decisione provocò nelle fila dei comunisti arabi, essi difesero l’URSS, convinti che bisognasse salvaguardare a qualunque costo l’”unico Stato socialista”.

L’aggressione tedesca contro l’URSS del giugno 1941 spinse comunque i comunisti del mondo- fra cui gli arabi- a considerare il sostegno all’URSS come un compito primario. Fu allora che essi si misero a organizzare campagne di solidarietà con le popolazioni dell’Unione Sovietica e a creare dei comitati ad hoc per aiutarle.

Nella dichiarazione pubblicata al termine del Quarto Consiglio Nazionale, nel novembre 1941, il partito comunista siro-libanese sosteneva che l’appello Accorrete in aiuto a l’URSS” dovesse rappresentare l’appello degli uomini liberi di tutto il mondo, compresi quelli del mondo arabo. L’idea era che il destino delle loro patrie e della loro indipendenza fosse legato “alla vittoria dello Stato sovietico e dei popoli liberi contro la Germania nazista”. I comunisti arabi insistevano sulla necessità di legare la lotta dei popoli arabi per l’emancipazione dalla colonizzazione franco-britannica alla lotta universale contro il fascismo. In un articolo intitolato “Il nostro partito comunista e il potere”, pubblicato nel giornale Sawt al-Chaʻb del 22 giugno 1944, Nicolas Chaoui, un eminente dirigente comunista libanese, afferma che l’indipendenza reale e desiderata “non sarà agevole e accessibile se non nella misura in cui la vittoria totale sull’ hitlerismo e il fascismo in generale non sarà completa, solida e radicata”

DIMENSIONE INTERNAZIONALE DELLA QUESTIONE PALESTINESE

Pur prendendo posizione fermamente contro il movimento sionista e le sue mire in Palestina, i comunisti arabi condannarono la politica di persecuzione nei confronti degli ebrei portata avanti dai nazisti in Europa. Farjallah Al-Helou, uno dei leaders del partito comunista libanese, affermava, in un discorso pronunciato a Beirut il 5 ottobre 1944, che la battaglia degli arabi- compresi i libanesi- contro il colonialismo “non derivava da alcuna intenzione religiosa, come sostenevano i sionisti” poiché è innegabile che “gli arabi non sono mai stati spinti da alcun tipo di fanatismo”.(10)

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Nella sua ricerca di una soluzione democratica alla questione palestinese, La Lega di liberazione nazionale che all’inizio del 1944 riuniva i comunisti arabi, fu la sola forza politica, in campo arabo, ad aver tentato di dare una dimensione internazionale alla lotta per il popolo arabo di Palestina. In questo senso essa considerava la questione palestinese come un problema di liberazione nazionale, come anche vi intravedeva:

una parte integrante di una causa difesa su scala mondiale per la dissoluzione dei regimi razzisti, per l’indipendenza di tutti i popoli in seno alle loro patrie e l’instaurazione della fraternità e dell’eguaglianza fra questi popoli [ [ʻUsbat al-taharrur al-watani fi Filastin,Harakatuna al-wataniyya wal-qiwa al-taharuriyya al- ʻalamiyya (notre mouvement national et les forces de libération mondiales),12 aprile l 1944  ; p. 1-3.]].

La lega per la la liberazione nazionale aveva cercato, sin dall’inizio, di stabilire una linea di demarcazione molto netta fra il sionismo da un lato e la popolazione ebrea della Palestina dall’altro. Aveva invitato il movimento nazionale arabo a contribuire, tramite l’adozione di una politica realistica e democratica, “all’indebolimento del potenziale d’azione del sionismo in seno alle masse ebraiche”, sottolineando allo stesso tempo che gli interessi di queste ultime erano”legati direttamente al successo della lotta del popolo arabo contro l’imperialismo e il sionismo(11). Nella stessa ottica, essa criticava le posizioni dei dirigenti nazionalisti tradizionali che continuavano a proclamare l’impossibilità assoluta di vivere in pace con la comunità ebraica di Palestina, sia ad accordare a quest’ultima il minimo diritto democratico. Per la Lega, in effetti, l’adozione di una politica di pace nei confronti della popolazione ebraica, così come la concessione dei diritti democratici nei loro confronti, non significava in alcun modo rinunciare ai diritti nazionali degli arabi palestinesi.

2«  Les tâches de l’Internationale communiste en liaison avec les préparatifs d’une nouvelle guerre mondiale par les impérialistes  », in Résolutions et décisions du VIIe congrès de l’Internationale communiste, Paris, Bureau d’éditions, s. d., p. 24-32.

3La Correspondance internationale, n° 89-90, 5 octobre 1935  ; p. 1309.

4«  Nahnu wal-fashistiyya  » (Nous et le fascisme), Al-Tali ʻa, décembre 1936  ; p. 840-844.

5«  Al-Fashistiyya wal-shu ʻub al-ʻ arabiyya  » (Le fascisme et les peuples arabes), in Al-Fashistiyya wakhataruha ʻala al- aqtar al-ʻarabiyya (Le fascisme et ses menaces sur les pays arabes)  ; p. 369-370.

6Bayan al-majlis al-watani al-rabiʻ lil-hizb al-shuyuʻ i fi suriyya wa-lubnan,Damas, novembre 1941, éditions du parti  ; p. 47-54.

7Khayri, Dirasat fi tarikh al-hizb al-shuyuʻ i al-ʻiraqi, (Études sur l’histoire du parti communiste irakien), volume 1  ; p. 60-61.

8Anonyme, «  Combats en Palestine  », L’Internationale communiste, n° 1, 1939, Moscou  ; p. 58-62.

9Ibid., p. 239-241.

10Farjallah al-Helou, Kitabat mukhtara (Œuvres choisies), Beyrouth, Dar al-Farabi, 1974  ; p. 115-121.

11ʻUsbat al-taharrur al-watani fi Filastin, Al-ʻuqda al-filastiniyya wal-tariq ila halliha (La crise palestinienne et la voie vers sa solution),10 octobre 1945  ; p. 8-21.

Traduzione e adattamento dal francese a cura di Patrizia Mancini

l’articolo originale è apparso il 26 settembre 2016 su Orient XXI